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venerdì 10 gennaio 2014

ACCOGLIENZA – DISTACCO – RICONGIUNGIMENTO

Ecco a voi alcuni aspetti importanti sui momenti di accoglienza, distacco e ricongiungimento. Nella prima tabella potrete trovare gli aspetti psicologici che caratterizzano queste ruotine mentre nella seconda leggerete degli spunti sul comportamento che dovrebbero tenere gli educatori.


giovedì 9 gennaio 2014

GLI EDUCATORI COME RISORSA


Essere risorsa per le famiglie significa, prestare sempre più cura e attenzione a quei momenti, come l’accoglienza e il ricongiungimento, in cui può essere messa in atto una comunicazione circolare (genitore, bambino, educatore), non casuale, ma consapevolmente programmata. È in queste occasioni che l’educatrice può, osservando la relazione della coppia bambino/genitore, “dare voce” a quei comportamenti del bambino che, a volte, vengono letti dal genitore in modo inadeguato, perché deviati dall’ansia e dalla preoccupazione.
Riflettere e mettere in atto atteggiamenti, strategie, scelte educative da parte delle educatrici, in quelle occasioni in cui i tre soggetti attivi del nido sono presenti contemporaneamente, può aiutare il genitore a cogliere la diversa modalità di relazione dell’educatrice nei confronti del suo bambino e consente all’educatrice stessa di rendere comprensibili agli occhi del genitore gli atteggiamenti del bambino, nella relazione con i coetanei, l’educatrice e il genitore (i pianti, i morsi, i rifiuti, ecc.).
L’educatrice risorsa per le famiglie, riesce a mettersi nei panni dei genitori, dimostrando chiaramente la sua accettazione nei confronti della mamma e del papà, manifestandola tramite azioni, parole, comportamenti. L’educatrice che sa provare empatia è capace di: “avere familiarità con una vasta gamma di sentimenti, guardare con la mente e non solo con gli occhi, riconoscere la parzialità del proprio punto di vista” (Stradi, 2001).
Saper ascoltare quanto ai genitori sta a cuore, capire i sentimenti e i significati nascosti nel messaggio che viene inviato, riconsegnare la propria interpretazione senza aggiungere o togliere nulla, costituisce una fase utile per mettere a fuoco i problemi. “Mettersi nei panni” dei genitori significa esprimere professionalità, sapendo indagare le dinamiche e le modalità di risposta ai problemi della vita affettiva e relazionale.

Tratto da Mondozero3 n. 6 Maggio-Giugno 2009
(R. Bosi, Pedagogia al nido, Carocci Roma 2002, D. Schön, Il professionista riflessivo, Dedalo, Bologna 2002, M.C. Stradi, Dialogo insegnanti-genitori, Junior, Bergamo 2001).



L'EDUCATORE AL NIDO



I “compiti” degli educatori sono:
·    Assistenza e cura: favorire l'autonomia nel bambino garantendo la sicurezza dell'ambiente che lo ospita, favorire l'autonomia nel bambino garantendo un adeguato rapporto tra educatori e bambini, garanzia dei ritmi fisiologici di sonno, veglia, alimentazione ed igiene nel rispetto dei ritmi personali, favorire nel bambino un approccio sereno e “curioso” al cibo, al sonno e al controllo sfinterico
·   Socializzazione: favorire la relazione fra bambini e bambini, favorire la relazione fra bambini ed educatori, favorire lo scambio tra età diverse
·    Educazione: promuovere il naturale processo di conoscenza e curiosità nel bambino attraverso la predisposizione di spazi e materiali che favoriscano l'esplorazione e la conoscenza, promuovere lo sviluppo nel bambino favorendo i processi di cambiamento, favorire i processi imitativi attraverso la predisposizione di spazi e materiali per il gioco simbolico
·        Sostegno alla genitorialità: promuovere la collaborazione nei genitori invitandoli ad una collaborazione attiva e propositiva, favorire lo stabilirsi di rapporti positivi tra gli adulti all'interno del servizio, attivazione di percorsi formativi per i genitori, promozione di momenti di confronto tra adulti dove condividere ed elaborare risposte comuni ai problemi che interessano l'esperienza dell'essere genitori


L’educatore
·         prima esplora la situazione
·         in seguito, imposta il problema, elabora delle ipotesi di soluzione sulla base delle proprie conoscenze teoriche e dell’esperienza
·         quindi tenta di modificare la situazione con alcuni interventi pratici e concreti
·      infine, verifica se l’ipotesi messa in atto ha portato dei cambiamenti, analizzando la risposta fornita dalla situazione modificata.

La figura dell’educatore, nel contesto dell’asilo nido, rappresenta un momento fondamentale per il processo formativo del bambino durante la prima infanzia, perché è all’interno della relazione che si instaura tra l’educatore e il bambino che può nascere l’origine della socialità e della legalità, basata su un confronto arricchente e sempre unico che porta il bambino ad una maggiore sicurezza in se stesso e lo aiuta ad aprirsi alla relazione con gli altri; una relazione basata sul rispetto dell’altro, sulla scoperta del diverso, rappresenta un presupposto indispensabile affinché possa svilupparsi quell’atteggiamento di fiducia e di integrità. 
Dare dignità e valore alla professionalità dell’educatore al nido è un modo per capire e valorizzare il momento delicato ed essenziale della formazione, di cui l’educatore è responsabile, significa dare valore ad un ruolo che, troppe volte, è stato preso in ben poca considerazione e che invece tanto può contribuire alla formazione dell’uomo e del cittadino di domani.
Infatti, nella nostra società dalle caratteristiche complesse e mutevoli, “la professione dell’educatore di asilo nido si può configurare come un ruolo culturale ed educativo dinamico e complesso, che si propone come interlocutore privilegiato della famiglia e di altre agenzie educative del territorio in cui opera e con esse cresce contribuendo a costruire una cultura dell’infanzia in grado di contestualizzarsi e storicizzarsi” (B. Morsiani, B. Orsoni in P. Bertolini(a cura di), Nido e dintorni, La Nuova Italia, Firenze 1997).


La professionalità dell’educatore al nido si crea a partire da una approfondita riflessione sul mondo dell’infanzia e dei suoi bisogni di conoscenza, comunicazione, espressione; allo stesso tempo, l’educatore deve maturare una buona capacità di mediazione tra la cultura e il vissuto del bambino, deve possedere una buona capacità di mettersi in gioco e di ripensarsi continuamente alla luce delle esperienze fatte e dei possibili errori commessi, deve essere capace di collaborare con i colleghi, le famiglie e soprattutto con le risorse presenti nel territorio.


Emma Rossi delinea alcuni punti che caratterizzano la professionalità dell’educatore (E. Rossi, Un nido per volare, Magi, Roma 2002) :
·         l’attenzione all’inserimento graduale del bambino
·      la riflessione sulla delicatezza della condivisione delle cure fra famiglia e nido, nel rispetto della centralità della famiglia e della storia personale di ogni bambino
·        l’osservazione del bambino, finalizzata ad accompagnarlo nel suo percorso di crescita individuale, favorendo il consolidarsi della sua identità ed espressione del sé, attraverso il gioco e altre attività educative
·         la tensione verso un’articolazione del proprio lavoro capace di tenere conto dei bisogni del bambino, ma anche di sostenere i genitori, accettando le emozioni spesso contraddittorie che accompagnano il primo processo di autonomia e distacco fra bambini e genitori
·         la capacità a progettare l’ambiente e di proporre esperienze che assecondino lo sviluppo sociale e cognitivo, secondo i ritmi di ogni bambino.

Quando tale ruolo è pazientemente e accuratamente costruito, anche attraverso una formazione permanente a livello sia individuale che di gruppo, si giunge al consolidamento di una professionalità specifica, attenta nel contempo al bambino e alla sua famiglia, consapevole delle complesse dinamiche relazionali quotidianamente messe in atto fra sé e il bambino/bambini, con le colleghe del collettivo e con le famiglie; si delinea una professionalità capace di operare una sintesi tra i diversi ambiti: un sapere, di cui l’educatore è portavoce, che non guarda solo a tecniche e metodologie, ma che si esplica anche in un “saper essere”, in un “saper interagire”, in un “saper fare”: è utile ricordare che lo studio e l’approfondimento sono la base indispensabile del lavoro educativo.

Cosa ne pensate del vostro ruolo?



sabato 4 gennaio 2014

BUONE PRATICHE CON LE SEZIONI

Negli ultimi anni stanno evolvendo in modo rapido espressioni di diverse metodologie....Il nido viene organizzato, per tempi e spazi relativi alle attività di gioco, in sezioni, gruppi o moduli: la strutturazione delle sezioni prevede sia la sezione omogenea per età o la sezione eterogenea che è caratterizzata da elementi-stimolo per promuovere l’interazione di intelligenze diverse, di abilità comunicative molteplici e lo sviluppo di competenze di gruppo.
In genere il nido è organizzato per sezioni omogenee per età così suddivise:
·         sezione lattanti, che accoglie bambine e bambini dai 6 ai 12 mesi
·         sezione semidivezzi o medi, che accoglie bambine e bambini dai 12 ai 24 mesi
·         sezione divezzi o grandi, che accoglie bambine e bambini dai 24 ai 36 mesi

All’interno di ciascuna sezione viene garantito, in ogni momento della giornata, il rapporto numerico educatrice di riferimento/bambino secondo la normativa.
La sezione è il luogo dove il bambino può esprimere se stesso, condividendo con il gruppo esperienze e routine. Un’interessante esperienza verticale di gruppi misti si può trovare attraverso una sperimentazione realizzata a Torino negli anni 90’ che ha visto la partecipazione di circa 70 bambini, di cui 15 lattanti, 30 semidivezzi e 24 divezzi.
I vantaggi a livello educativo sono stati evidenziati su diversi fronti:
·         Per i genitori: il coinvolgimento delle figure familiari nella realizzazione di un inserimento graduale e attento alle esigenze di ogni bambino e di ogni famiglia; il numero e la varietà degli spazi a disposizione permette, infatti, di scegliere, insieme al genitore, il luogo più adatto alla personalità del bambino e alle sue momentanee necessità (di raccoglimento, di tranquillità, o, al contrario, di esplorazione e di interazione). 
La stessa disponibilità di spazio offre la possibilità di individualizzare la durata dell’inserimento: in casi particolari, possiamo permettere al bambino un approccio più graduale ad un contesto del tutto nuovo. Esplorando i diversi spazi con l’educatore e con il genitore, il bambino inizia a rapportarsi con gli altri bambini, di diverse età, che hanno già familiarizzato con l’ambiente. Questo rassicura il genitore e lo coinvolge nella nuova rete relazionale.
·         Per i bambini: un maggior numero di modelli a cui attingere, anche in rapporto allo svolgimento delle attività; facilità di adattamento a figure nuove, in caso di sostituzione del personale; maggiore capacità di orientamento nello spazio e possibilità di scelta di luoghi, attività e materiali; maggiori stimoli ricevuti da bambini più piccoli (o più grandi), senso di responsabilità e attenzione verso i più piccoli; scambio di ruoli tra bambini, importantissimo nel favorire i meccanismi di identificazione e di proiezione; possibilità, per tutti, di partecipare alle diverse attività (gite, piscina, soggiorni, laboratori).
·         Per gli educatori: maggiore facilità e frequenza di confronto fra colleghi; desiderio di aggiornarsi per migliorare, maggior controllo dell’ansia, perché il gruppo di bambini è gestito da più figure professionali.

Inizialmente, la sperimentazione è stata accolta con qualche dubbio e con l’ansia di non riuscire a portare a termine gli obiettivi-base prefissati relativi al benessere del bambino, della famiglia e delle persone che lavorano all’interno della struttura.
Di conseguenza, è stato necessario ripensare gli spazi, organizzando i diversi ambienti dando attenzione agli elementi di sfondo dei processi didattici. L’ambiente è stato pensato non come un’entità separata dal bambino (sezione rigidamente chiusa), ma come contesto costituito da elementi materiali (spazi, oggetti, tempi…), da persone (bambini, educatori, genitori…) e dall’intreccio delle loro interazioni. Ad esempio sono nati: lo Spazio Palestra vengono stimolate le attività grosso-motorie, sia con giochi liberi che con percorsi strutturati (tricicli, palloni, cerchi e bacchette); lo Spazio Pallestra favorisce il movimento, l’equilibrio e la prima conoscenza corporea; nello Spazio Casetta prende forma il gioco simbolico attraverso l’imitazione dei ruoli familiari; lo Spazio Euristico stimola l’immaginazione e il gioco di scoperta; lo Spazio Morbido propone l’esperienza sensoriale e lo Spazio Cognitivo offre diverse opportunità di sperimentare giochi strutturati.

Gli spazi, prima rigidamente codificati per le attività di routine (pappa, nanna, cambio), sono stati trasformati per permettere al bambino una vasta gamma di esperienze sul piano motorio, sensoriale, percettivo, espressivo e cognitivo. L’ambiente è stato progettato partendo dal presupposto che debba essere una risorsa per tutti e offrire un ampio ventaglio di occasioni in cui il bambino possa scegliere, esplorare, sperimentare per intraprendere il processo di differenziazione tra sé e il mondo esterno e costruire la sua mappa cognitiva. 

giovedì 2 gennaio 2014

STRUMENTI UTILI PER LA RIFLESSIONE


Sappiamo bene che la nostra professione di educatori richiede sempre una costante riflessione su quello che ci succede, su quello che facciamo, pensiamo e sentiamo. È quindi utile, a volte, avere degli strumenti che ci guidano dentro alla riflessione su tematiche importanti per assumere sempre più consapevolezza del sé e delle proprie azioni. Di seguito, alcuni spunti di riflessione. 

1)      Ripensando ad un collettivo “di fuoco”,  descrivilo brevemente  cercando di essere il più sincera e precisa possibile, ponendo attenzione a:
·         Che cosa è successo
·         Che cosa ho pensato
·         Che cosa ho provato
·         Come mi comporto quando le colleghe mi fanno osservazioni
·         Come mi comporto quando discutiamo sui bambini

      2)      Ripensando ad un incontro con i genitori (accoglienza o ritiro del bambino) che ti ha particolarmente “messo in crisi”, descrivi:
·         Data e ora
·         Luogo
·         Cosa è successo
·         Cosa ho pensato
·         Cosa ho provato

      3)      Ripensando ad un incontro con i genitori (accoglienza o ritiro del bambino) in cui ti sei trovata a tuo agio, descrivi:
·         Data e ora
·         Luogo
·         Cosa è successo
·         Cosa ho pensato
·         Cosa ho provato

4)      Individua e descrivi un aspetto particolarmente difficile del tuo lavoro che ti mette in crisi nelle relazioni con gli adulti al Nido, ipotizza una soluzione e predisponi una scaletta per punti che descrivano in sintesi cosa fare concretamente per cambiare la situazione critica.
 

mercoledì 1 gennaio 2014

FIGURA DI RIFERIMENTO O SISTEMA DI RIFERIMENTO?

La figura di riferimento è la persona che accompagna in modo privilegiato il percorso al Nido di ciascun bambino e della sua famiglia. La figura di riferimento si occupa di tenere a mente le specificità del sistema familiare e di seguire i processi di crescita e le inevitabili crisi del bambino comprendendole nel loro significato evolutivo,  potendo così concentrare le proprie energie su un numero ridotto di bambini e famiglie. Così facendo, l’educatrice di riferimento può rispondere alle esigenze di stabilità e di sicurezza di bambini e genitori. Questa persona non potrà però essere sempre presente, per cui è indispensabile che il bambino, col tempo, instauri relazioni significative anche con le altre educatrici.
L’educatrice di riferimento si occupa quindi:
  • Costruisce un rapporto individualizzato sostitutivo conquistando progressivamente la fiducia del bambino
  • Rappresenta punto di appoggio e di fiducia per la famiglia proponendosi come figura stabile con la quale comunicare, interagire e scambiare opinioni su quello che avviene quotidianamente e sui bisogni educativi del singolo bambino
  • Rende il bambino sempre più autonomo 
Le funzioni dell’educatrice di riferimento sono state riassunte da Borghi nella scheda seguente:


Attenzione al malinteso: l’educatrice non deve considerare come “suoi” i bambini del suo gruppo e dimenticarsi dei “bambini delle colleghe”!!

     Nei decenni passati c’è però stato un ampio dibattito su questo argomento: ai sostenitori della “figura di riferimento unica” si opponevano i sostenitori del “sistema di riferimento”. Secondo questi ultimi si deve lasciare la possibilità al bambino, per quanto piccolo sia, di scegliere, di volta in volta, a quale degli adulti presenti orientarsi. Con questo modello è il gruppo degli educatori che detiene la regia e la responsabilità della mediazione del nuovo contesto e del relativo ambientamento del bambino al Nido. Inoltre viene riconosciuta al bambino l’effettiva potenzialità all’esperienza dell’espansione e del cambiamento del proprio consueto contesto di vita nonché la capacità di mediare rispetto al gruppo dei pari.





FIGURA di riferimento


SISTEMA di riferimento

Accoglienza

Individuale

Di gruppo

Distacco

Deve essere contenuto, sostenuto e mediato dall’educatore.

Deve essere comunicato e condiviso tra bambini, tra bambini e adulti, tra genitori ed educatori, tra genitori.

Aspetti critici

Passaggio
dai “bambini di nessuno” ai “miei bambini”: la figura di riferimento rischia di rinchiudersi in un rapporto esclusivo.

Passaggio dai “nostri bambini” ai “bambini di nessuno”: passaggio da una figura di riferimento che rischia di divenire esclusiva e di non riconnettersi al gruppo di lavoro a un gruppo in cui gli individui sono potenzialmente indefiniti e i legami poco stabili.
Quando è utile
I genitori preferiscono rivolgersi ad una persona sola piuttosto che a molte, e sembra che riescano a parlare più liberamente proprio perché sanno che quella è la persona che segue il loro bambino più da vicino (alleanza genitori-bambini).
Laddove il sistema di attaccamento madre-bambino non risulti stabile, l’educatore di riferimento può provocare gelosie e comportamenti ambivalenti nel genitore, il sistema di riferimento elude le dinamiche personali.

Nei vostri asili come siete organizzate? Lavorate attraverso la FIGURA DI RIFERIMENTO o utilizzate il modello del SISTEMA DI RIFERIMENTO? Aspettiamo le vostre esperienze!

Fonti
Mantovani, Restuccia Saitta, Bose, Attaccamento e inserimento. Stili e storie delle relazioni al nido, Franco Angeli, Milano 2003
Bestetti G., Piccolissimi al nido, Armando Editore, Roma 2007