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venerdì 10 gennaio 2014

ACCOGLIENZA – DISTACCO – RICONGIUNGIMENTO

Ecco a voi alcuni aspetti importanti sui momenti di accoglienza, distacco e ricongiungimento. Nella prima tabella potrete trovare gli aspetti psicologici che caratterizzano queste ruotine mentre nella seconda leggerete degli spunti sul comportamento che dovrebbero tenere gli educatori.


domenica 5 gennaio 2014

IL PROGETTO EDUCATIVO

Il progetto educativo è l’anima del nido, il suo “credo” rispetto ai bambini e alla loro crescita. Il progetto educativo delinea ogni aspetto della vita dei bambini al nido e dei comportamenti delle educatrici, in quanto traduce nella pratica le idee pedagogiche, ispirate a teorie sullo sviluppo e sulla crescita.
Il progetto educativo è anche il Patto con le famiglie, cioè il terreno culturale che determina l’incontro tra i genitori e il nido in cui si decide di iscrivere il proprio bambino/a. I genitori devono poter conoscere e condividere il progetto educativo, nell’ottica di una responsabilità condivisa tra genitori ed educatori.
Il progetto educativo spiega le scelte sulla formazione delle educatrici e sulla stabilità o meno del team; dà forma alla giornata del nido che dovrebbe comunque avere una scansione prevedibile dai bambini; disegna lo spazio e le sue funzioni; determina la formazione dei gruppi e il rapporto numerico tra adulti e bambini; pensa le modalità di ambientamento dei bambini e come condividerle con i genitori; stabilisce l’alternarsi di attività di gioco libero e di gioco strutturato o creativo nell’arco della giornata; prevede i modi ed i tempi per la condivisione o solo comunicazione delle esperienze dei bambini ai genitori. Esplicita gli obiettivi sulla crescita dei bambini e le modalità per raggiungerli.
Cosa può chiedere un genitore in visita al nido per capire se sarà in sintonia con il progetto educativo?

• Quali modelli teorici ispirano il progetto educativo? Se si sceglie una scuola di metodo i riferimenti sono chiari, altrimenti è bene capire da chi il nido trae il fondamento delle proprie scelte

• Quali obiettivi sulla crescita dei bambini si pone il nido e attraverso quali azioni diventano evidenti e documentabili ai genitori? Per esempio favorire la maturazione di competenze relazionali nei piccoli, oppure la conquista di abilità ed autonomia, il pensiero creativo, l’autostima sono obiettivi importanti ed è importante capire come vengono raggiunti e lo è soprattutto capire come vengono raggiunti

• Qual è il ruolo delle educatrici nella crescita dei bambini? Si crede che sia importante cambiare l’educatrice ogni anno o creare una continuità di legami affettivi ed educativi?

• Com’è organizzata la giornata dei bambini, con quali ritmi e come li si aiuta a viverla serenamente? Ci sono dei rituali per introdurre le attività? Le giornate hanno uno schema ripetitivo o sono improvvisate?

• Quante attività fanno i bambini in una mattina? Cosa succede se i bambini non vogliono interrompere l’attività e passare alla successiva?

• Come viene proposto il pasto ai bambini? Ci sono delle regole da rispettare? Quali? I bambini possono mangiare il cibo con le mani? Quanto tempo dura il pasto? Anche la scelta di avere una cucina interna deve rientrare nel Progetto Educativo, perché comporta decidere la valenza da dare alla cuoca: è una figura conosciuta dai bambini?

• La formazione dei gruppi risponde anche essa ad una scelta di fondo: si crede o meno nell’importanza della relazione tra pari? Oppure si pensa che i bambini crescano meglio confrontandosi con età differenti? Cosa significa questo nella quotidianità del nido?

• Le attività proposte ai bambini: quali sono e come si differenziano per età e soprattutto come vengono proposte? I bambini sono liberi di sporcarsi o ci sono regole in questo? Sono seduti a tavolino o sono liberi di muoversi? C’è un’educatrice che gli fa vedere come fare le cose o scoprono tutto da soli?

• I materiali utilizzati: giocattoli in plastica facilmente lavabili possono rasserenare il genitore più attento all’igiene, materiali riciclo variegati danno soddisfazione a chi crede che lo sviluppo cognitivo ed emozionale di un bimbo piccolo abbia bisogno di esperienze sensoriali e tattili

• Gli spazi del nido: quante attività svolgono in ogni spazio e quanti arredi e materiali sono presenti? Cioè lo spazio definisce l’esperienza dei bambini o si limita a suggerire? Ci sono luoghi privilegiati per i più piccoli del nido o stanno insieme? È uno spazio che privilegia le attività motorie e libere o le attività creative?

Tratto da http://www.mammaelavoro.it   La pedagogista Cinzia D’Alessandro


venerdì 3 gennaio 2014

IL CIUCCIO

Togliere il ciuccio?
Smettere di fumare?
Diminuire il numero dei caffè durante la giornata?.....

Se qualcuno un giorno senza nessuna motivazione, senza preavviso, vi impedisse di poter praticare le vostre abitudini, per potervi consolare e rilassare, voi come reagireste?
Le reazioni sicuramente sarebbero di rabbia, ira, tristezza e d’inquietudine, quindi si può immaginare un bambino come possa reagire se l’adulto dovesse decidere di punto in bianco di negargli il ciuccio. Le reazioni del bambino possono essere uguali a quelle dell’adulto, ma molto più forti e destabilizzanti.

Per togliere il ciuccio, non c’è una ricetta valida a livello universale, perché ogni bambino è diverso e ogni famiglia ha il proprio equilibrio, è sempre un’incognita. È opportuno ricordare che la suzione è un gesto naturale nei bambini, perché soddisfa il bisogno primario della nutrizione ed è un modo per affrontare la paura e la solitudine; infatti può essere un importante aiuto psicologico utile a conciliare il sonno, a scaricare le tensioni, a far sentire il bambino sicuro e protetto e dargli piacere (succhiare rappresenta un modo di esplorazione del mondo circostante, attraverso il quale dalla nascita ai due anni il bambino porta alla bocca qualsiasi oggetto).
Quando il bambino sarà pronto a togliere il ciuccio, lo farà da solo senza che nessun adulto gli suggerisca il momento adatto, questo accadrà, quando lui si sentirà sicuro di se stesso, troverà altrimenti un altro oggetto che potrà sostituirlo. Non c’è un momento preciso per togliere il ciuccio al bambino, in genere avviene spontaneamente verso i due o i tre anni, (entro i quattro) quando il bambino acquisisce fiducia in sé stesso. In ogni caso il distacco dal ciuccio non deve mai essere improvviso, ma graduale!
Ad esempio si può decidere insieme al bambino di conservarlo in una scatolina o in un posto sicuro quando non lo usa; un buon metodo per l’abbandono definitivo è quello di creare un rituale come legare il ciuccio ad un palloncino facendolo volare via, lasciarlo alla fatina dei ciucci, seppellirlo nella terra con dei semini, regalarlo ad un bambino appena nato. Bisogna evitare metodi coercitivi, è meglio giocare con la fantasia e la creatività! L’importante è che il bambino sia protagonista e si senta coinvolto, viva quindi l’abbandono del ciuccio come una sua scelta. Meglio poi scegliere un periodo tranquillo, senza stress, magari durante le vacanze e nel giorno di compleanno quando “diventa grande”.



Ecco qualche libro da suggerire ai genitori, e da leggere insieme al bambino al nido:

Anch’io voglio il ciuccio! di Lindgren, Landström
Battista e il ciuccio di Uri Orlev
Ciao ciao, Ciuccio! di Brigitte Weninger
Il ciuccio di Nina di Christine Naumann-Villemin
Lo vuoi il mio ciuccio? di Biagio Bagini, Marcella Moia
Il mio ciuccio per te di Emanuela Nava
Voglio il mio ciuccio di Tony Ross

Ed infine guardate questo video! 



mercoledì 1 gennaio 2014

FIGURA DI RIFERIMENTO O SISTEMA DI RIFERIMENTO?

La figura di riferimento è la persona che accompagna in modo privilegiato il percorso al Nido di ciascun bambino e della sua famiglia. La figura di riferimento si occupa di tenere a mente le specificità del sistema familiare e di seguire i processi di crescita e le inevitabili crisi del bambino comprendendole nel loro significato evolutivo,  potendo così concentrare le proprie energie su un numero ridotto di bambini e famiglie. Così facendo, l’educatrice di riferimento può rispondere alle esigenze di stabilità e di sicurezza di bambini e genitori. Questa persona non potrà però essere sempre presente, per cui è indispensabile che il bambino, col tempo, instauri relazioni significative anche con le altre educatrici.
L’educatrice di riferimento si occupa quindi:
  • Costruisce un rapporto individualizzato sostitutivo conquistando progressivamente la fiducia del bambino
  • Rappresenta punto di appoggio e di fiducia per la famiglia proponendosi come figura stabile con la quale comunicare, interagire e scambiare opinioni su quello che avviene quotidianamente e sui bisogni educativi del singolo bambino
  • Rende il bambino sempre più autonomo 
Le funzioni dell’educatrice di riferimento sono state riassunte da Borghi nella scheda seguente:


Attenzione al malinteso: l’educatrice non deve considerare come “suoi” i bambini del suo gruppo e dimenticarsi dei “bambini delle colleghe”!!

     Nei decenni passati c’è però stato un ampio dibattito su questo argomento: ai sostenitori della “figura di riferimento unica” si opponevano i sostenitori del “sistema di riferimento”. Secondo questi ultimi si deve lasciare la possibilità al bambino, per quanto piccolo sia, di scegliere, di volta in volta, a quale degli adulti presenti orientarsi. Con questo modello è il gruppo degli educatori che detiene la regia e la responsabilità della mediazione del nuovo contesto e del relativo ambientamento del bambino al Nido. Inoltre viene riconosciuta al bambino l’effettiva potenzialità all’esperienza dell’espansione e del cambiamento del proprio consueto contesto di vita nonché la capacità di mediare rispetto al gruppo dei pari.





FIGURA di riferimento


SISTEMA di riferimento

Accoglienza

Individuale

Di gruppo

Distacco

Deve essere contenuto, sostenuto e mediato dall’educatore.

Deve essere comunicato e condiviso tra bambini, tra bambini e adulti, tra genitori ed educatori, tra genitori.

Aspetti critici

Passaggio
dai “bambini di nessuno” ai “miei bambini”: la figura di riferimento rischia di rinchiudersi in un rapporto esclusivo.

Passaggio dai “nostri bambini” ai “bambini di nessuno”: passaggio da una figura di riferimento che rischia di divenire esclusiva e di non riconnettersi al gruppo di lavoro a un gruppo in cui gli individui sono potenzialmente indefiniti e i legami poco stabili.
Quando è utile
I genitori preferiscono rivolgersi ad una persona sola piuttosto che a molte, e sembra che riescano a parlare più liberamente proprio perché sanno che quella è la persona che segue il loro bambino più da vicino (alleanza genitori-bambini).
Laddove il sistema di attaccamento madre-bambino non risulti stabile, l’educatore di riferimento può provocare gelosie e comportamenti ambivalenti nel genitore, il sistema di riferimento elude le dinamiche personali.

Nei vostri asili come siete organizzate? Lavorate attraverso la FIGURA DI RIFERIMENTO o utilizzate il modello del SISTEMA DI RIFERIMENTO? Aspettiamo le vostre esperienze!

Fonti
Mantovani, Restuccia Saitta, Bose, Attaccamento e inserimento. Stili e storie delle relazioni al nido, Franco Angeli, Milano 2003
Bestetti G., Piccolissimi al nido, Armando Editore, Roma 2007

martedì 31 dicembre 2013

SPANNOLINAMENTO

Quando arriva il momento dello spannolinamento dobbiamo sostenere i genitori, senza mai sostituirsi a loro, tenendo ben presente che il passaggio dal pannolino al vasino, in genere è una sorta di problema per i genitori, che attorno ai due anni (spesso molto prima), spingono i bambini verso questo importante cambiamento che li angoscia; ma bisogna ricordare che per raggiungere il controllo sfinterico, il bambino deve aver completato la maturazione a livello nervoso degli sfinteri ed essere pronto a livello psicologico per poter superare questo momento. Infatti togliere il pannolino per il bambino significa far vedere agli altri, tutto ciò che era racchiuso nel pannolino, che rappresenta una sorta di “contenitore amico”; invece con il vasino tutto quello che il bambino porta all’esterno del suo corpo viene visto sia dagli adulti che dagli altri, tanto che questa situazione può generare rabbia e ansia. Si sa che è un cambiamento importante e difficile al contempo, perché possono nascere delle difficoltà....ad esempio un tasto dolente per alcuni bambini è l’evacuazione: molti richiedono il pannolino all’adulto, il quale è meglio che assecondi questa richiesta perché dimostra che il bambino ne ha davvero bisogno e non è ancora pronto. Le feci per il bambino sono un regalo per l’adulto, infatti, nel primo periodo d’ambientamento difficilmente un bambino decide di evacuare al nido, ma preferisce aspettare di essere a casa con la mamma o con il papà; a un certo punto l’educatrice capisce che il bambino si sta rilassando e che inizia ad aver fiducia sia in lei sia nell’ambiente.  


Le parole chiave che guidano sono: ascolto, attesa e pazienza. Non bisogna costringere il bambino!

Per vivere tranquillamente lo spannolinamento ci sono alcuni segnali che aiutano a capire se il bambino è pronto:
·         rimane asciutto per almeno 2 ore di seguito durante il giorno
·         è asciutto anche dopo il pisolino
·     è regolare nell’andare di corpo (alcuni bimbi vanno anche più volte al giorno, altri ogni due giorni, importante è la regolarità)
·         ha una certa autonomia nel “prepararsi” per il vasino (sa tirarsi giù  i pantaloni)
·         sa parlare per comunicare i suoi bisogni

Segnali che è preparato emotivamente:
·         dimostra di voler sentirsi “grande” (vuole fare da solo e comunica di voler usare le mutandine invece del pannolino)
·         vuole collaborare (cosa difficilmente possibile durante la fase del terrible two e dei “no”)
·         non gli piace il pannolino sporco o bagnato

Alcune strategie che possono dimostrarsi utili:
·         mantenere la calma: ogni bambino è diverso e ha tempi diversi
·         essere da esempio: i bambini imitano
·         usare un linguaggio semplice
·         aiutare il bambino a riconoscere il momento in cui fa la cacca o la pipì
·         leggere un libro che riguardi per esempio il vasino, il wc o la cacca
·         vestire il bambino con un abbigliamento comodo e facile da rimettere
·         non rimanere sul vasino più di 5 minuti, dopo dare tanti abbracci e coccole anche se non ha fatto niente: in fondo ci ha provato! E’ molto normale che due secondi dopo si sporchino: non è una sfida, è solo che i segnali sono arrivati, ma sono stati “capiti” in ritardo
·         non umiliare mai il bambino se si sporca e non arrabbiarsi
·     attenzione nel tirare l’acqua, perché possono esserci reazioni diverse: ad alcuni piace (salutano la cacca “ciao cacca!”), altri invece si spaventano. Non va fatto quando il bimbo è ancora seduto, perché alcuni temono che insieme alla cacca verranno risucchiati anche loro. Vanno rassicurati che solo la carta e la cacca se ne vanno giù
·         bisogna sempre insegnare di lavarsi le mani dopo essere andati in bagno

Ogni tanto si fanno dei passi avanti, ogni tanto qualcuno indietro, ma poi si procede comunque!
L’importante è non avere fretta, non serve!

Ci vuole tempo, pazienza e tanto amore!

                                                                   
Un utile video con qualche consiglio! http://www.youtube.com/watch?v=JzLlIfv09t0